11) Hume. La morale nasce dal piacere e dal dolore.
La questione se la natura coincida con la morale e in quale forma,
 da Hume risolta negativamente. Viene pertanto confermata la tesi
dell'origine della morale dal piacere e dal dolore.
D. Hume, Trattato sulla natura umana, Libro terzo, Parte prima,
Sezione seconda (pagine 269-270).

Ma la natura, oltre ad opporsi a quel che  raro e straordinario,
si contrappone all'artificio e in questo senso si pu discutere se
le virt intese siano naturali o no. Noi dimentichiamo facilmente
che i disegni, i progetti e i punti di vista umani sono in realt
princpi altrettanto necessari del caldo e del freddo, dell'umido
e del secco. Ma considerandoli liberi e interamente nostri, siamo
soliti opporli agli altri princpi della natura. Se quindi si
domanda se il senso della virt sia naturale o artificiale, io
credo di non potere dare una risposta precisa a tale questione.
Forse apparir in seguito che il nostro senso di alcune virt 
artificiale e quello di altre naturale. Il luogo pi appropriato
per tale questione  quello in cui esaminiamo analiticamente ogni
particolare vizio e virt. Dobbiamo tuttavia osservare, intorno a
questa definizione di naturale e innaturale, che niente  pi
contrario alla filosofia dei sistemi che asseriscono la identit
del naturale con la virt e dell'innaturale con il vizio. Nel
primo senso della parola, per cui la natura si oppone ai miracoli,
il vizio e la virt sono entrambi naturali, e nel secondo senso,
per cui la natura si oppone a ci che non  usuale, si trova che
la virt  forse pi innaturale del vizio. Si dovr almeno
concedere che, siccome la virt dell'eroismo non  comune, essa 
tanto poco naturale quanto la pi brutale barbarie. Riguardo al
terzo senso della parola,  certo che il vizio e la virt sono
egualmente artificiali e fuori della natura. Infatti, anche a
discutere se la nozione di merito o demerito in certe azioni sia
naturale o artificiale,  evidente che le azioni stesse sono
artificiali e di compiono intenzionalmente: altrimenti non
potrebbero ricevere di qualcuna di queste denominazioni.  quindi
impossibile che il carattere di naturale e non naturale stia ad
indicare, in qualunque senso lo si prenda, i limiti del vizio e
della virt. Siamo cos ricondotti alla nostra prima tesi: la
virt si distingue per il piacere, il vizio per il dolore che
un'azione, un sentimento, un carattere ci danno alla semplice
vista e contemplazione.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 930-931.
